Stotzigen Firsten

Siccome domenica (cioè oggi) ho un pranzo con alcuni parenti… non potevo partecipare all’uscita organizzata dal solito bel gruppo. Venerdì sera in sede succedono 1000 cose diverse, molte belle, alcune brutte. Ormai avevo deciso di rinunciare alla gita di sabato, in quanto eravamo disponibili solo in 2 (io e Sandro). L’idea era di andare allo Stotzigen Firsten, una super classica che ho scoperto grazie alla serata culturale sui 25 anni di scialpinismo di Roberto Aspesi. Fabiano a fine serata mi convince ad andare ugualmente anche senza di lui e gli altri: la gita è molto bella, il meteo pure, il rischio valanghe è basso (2), perchè stare a casa? Giusto, verso le 24 sono a casa e riesco a mettermi d’accordo con Sandro. Il giorno dopo, in una nebbia più o meno fitta, ci ritroviamo in auto verso il Gottardo. Passato il tunnel si esce dall’autostrada e si va verso Andermatt, fino a Realp dove parcheggiamo. Dei tedeschi ci dicono che come minimo oggi ci saranno 250 presenza sul percorso che abbiamo scelto, quindi non c’è pericolo di sbagliare, basta seguire la massa… e invece, pronti via, seguiamo un gruppetto che sale lungo la strada del passo Furka, chiusa al traffico in questa stagione e lasciata innevata. Per fortuna poco dopo la partenza mi fermo a controllare la descrizione del percorso e mi accorgo dell’errore. La traccia GPS che avevo scaricato dal web, che non so come non ho trasferito sul GPS (fesso io che non ho controllato come al solito), ci avrebbe confermato che si poteva andare anche di lì, mentre la descrizione stampata non parlava di quella variante… così “dietro-front” e giù sulla pista da fondo a ricongiungerci con la strada che costeggia i binari. A quel punto siamo sicuri del percorso e iniziamo a sorpassare orde di scialpinisti, crucchi (la maggior parte) e italiani.

Si sale bene e la nebbia ormai si sta diradando mostrandoci una vista maestosa, che diventa sempre più vasta man mano che si sale. In cima si potranno scorgere l’Adula e il pizzo Lucendro, oltre ad un’altra miriade di cime a cui non ho saputo dare un nome… Il dislivello è già di un certo rispetto (1200 m) ed in 3h15 min (incluso l’errore inziale che ci ho fatto perdere circa un quarto d’ora) siamo in cima, dove tira un forte vento a raffiche. Nessuno prosegue per la seconda cima (5 m più alta di quella dove ci fermiamo), perchè la cresta sembra affilata in alcuni punti e soprattutto con la neve dura sarebbe facile scivolare, sferzati magari da una raffica di vento. Scatto due foto e compio tutta la procedura per passare in configurazione discestica, sempre col patema di perdere qualcosa per il vento o perchè scivola via sulla neve dura… Sandro, che negli ultimi 100 m di dislivello ha rotto una ciaspola, decide di scendere un po’ sotto la cima per calzare il suo snowboard. La discesa si svolge poco più a sud rispetto alla salita. All’inizio la neve è bella, dura e trasformata, sembra di essere in pista. Poi man mano che si scende diventa sempre più crostosa e alla fine diventerà davvero brutta a causa delle numerosissime tracce nella neve rigelata… Ci godiamo il sole (fa davvero caldo) e le foto si sprecano. Alle 15 siamo già in auto, contenti di aver portato a termine positivamente in autonomia una gita “seria”.

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