Pizzo Uccello

Era da diverso tempo che, passando lungo l’autostrada del San Bernardino, ammiravamo il profilo scultoreo del pizzo Uccello e tutte le volte ci ripromettevamo di salirlo con gli sci, sebbene un po’ spaventati dalle pendenze che mostrava…
Finalmente viene proposta come uscita domenicale del gruppo scialpinisti CAI Varese… come fare a dire di no? Forse sarei dovuto rimanere a casa a studiare, ma so già che poi me ne sarei pentito. Siamo in tanti (24), ma ormai non è più una novità… è però sempre bello vedere tanti amici insieme.
Fa freddo e si parte in fretta per cercare di “entrare in temperatura”. Davanti, come al solito c’è Enzo, e come al solito cerco di stargli dietro per tenere un buon ritmo. Relativamente presto si presenta un lungo traverso di cui mi avevano parlato… scocciante, ma pensavo peggio; solo in pochi punti gli sci tendono a scappar via. Arriviamo così ad un pianoro dove c’è un rifugio incustodito: la porta è bloccata dalla neve, così sguainate le pale dagli zaini, si può presto entrare… ci tornerà utile al ritorno, ora è tempo di ripartire per la cima. Il vento è forte così opto per indossare tutto quello che il mio zaino contiene: pile, guscio anti-vento, guanti da discesa, passamontagna, cappellino… tutti imbacuccati come dei peluche riprendiamo la salita, che finalmente ci porta al sole… si sale incolonnati, a volte a una corsia, altre volte a due (per i sorpassi)… Arriviamo finalmente dopo un colletto al famigerato pendio finale: leggendo le relazioni e sentendo qualche amico che c’è già stato c’era da preoccuparsi, in realtà non è nulla di trascendentale, eccezion fatta nel caso in cui la neve sia particolarmente ghiacciata. Per fortuna oggi non è così e quindi si sale piuttosto bene. Arriviamo in cresta, per la cima si va verso sud, stando attenti alle cornici sulla destra e al ripido pendio a sinistra. E’ veramente spettacolare, aerea e scenografica, ma il vento forte e la prudenza mi consigliano di non fermarmi per tirar fuori la macchina fotografica dalla zaino… sicuramente qualcuno del gruppo ce l’avrà più a portata di mano (Fabio ad esempio). Si arriva in cima, il vento come previsto è insopportabile: le pelli non ne vogliono sapere di incollarsi al nastro, così le appallattolo alla rinfusa: ci penserò poi più a valle in un punto riparato. Non metto nemmeno il casco: troppo infognato in fondo allo zaino, rischierei di far volare al vento metà del suo contenuto. Si scende, la neve è bella sul pendio ripido, poi meno, poi ancora meno… alla fine migliora. A metà discesa, lungo il pianoro del rifugio, pianto un volo in rettilineo a velocità relativamente sostenuta. Ero lanciato per evitare il racchettamento sul pianoro e la crosta ha ceduto solo su uno sci e così la rotazione è stata inevitabile. Fa talmente freddo che non mi sono nemmeno accorto che la neve dura mi ha lasciato due taglietti sul naso da cui inizia a spillare un po’ di sangue… niente di grave per fortuna. Alla fine della gita un gruppetto opta per una cioccolata calda… aggiudicata!
Bella gita, alla prossima!

1100 m di dislivello su 10 km di sviluppo.

Qui foto e relazione di Roberto.

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