Gran Paradiso

Ultima gita del corso SA2 2011 CAI Varese. Contrariamente a quanto ci avevano prospettato (Bishorn) la settimana precedente, siamo saliti al Gran Paradiso (4061 m). Era nella mia wishlist da parecchi anni, quindi non ho potuto che essere soddisfatto! Anche per questo weekend il meteo ci ha graziati, regalandoci un sole splendente per gran parte della gita. Solo qualche nuvola la domenica mattina.

Ritrovo alle 11:00 di sabato mattina a Vergiate (mai vi fu partenza più comoda). Verso le 14:30 siamo con gli sci in spalla lungo il sentiero estivo che porta al rifugio Vittorio Emanuele II (2735 m). Io e Silvio ci troviamo d’accordo sul fatto che prima arriviamo e prima ci togliamo dalle spalle lo zaino (pesantissimo): per questo ingraniamo le ridotte e saliamo spediti. Volendo poco più a destra del sentiero intorno ai 2400 m inizia ad esserci qualche lingua di neve sciabile, ma con la paura di dover fare qualche “metti e togli” di troppo, rimaniamo sul sentiero e proseguiamo a piedi. Qualche marmotta, camoscio e stambecco (quest’ultimo io non l’ho avvistato purtroppo) ci accompagnano lungo la salita. Sotto i nostri piedi un sentiero antico (sicuramente usato per le battute di caccia del re), con innumerevoli gradini e in alcuni punti lastricato, curatissimo.

Dopo 2 ore di cammino giungiamo al rifugio, riconoscibile dall’inconfondibile profilo a mezza-botte. Birra e patatine aspettando la cena. Cordialità e professionalità contraddistinguono la gestione di questo rifugio.

Ormai all’imbruinire, ci raggiungono Marco, Matteo e Daniela, partiti nel tardo pomeriggio. Alle 21 si va a nanna nelle stanzette da 5 al primo piano. Anche questa volta riesco a dormire come un ghiro.

Il giorno dopo sveglia alle 4:10, colazione alle 4:30, sci ai piedi alle 5:30. Francesco e Nicola, con Lele come istruttore, mi chiedono se voglio aggregarmi al loro gruppo (soprannominato da Marco il team “Frecce d’Argento”): mi sento in forma e così accetto. Dopo la prova Arva e qualche passo a velocità ridotta, giusto per scaldare le pelli, si parte in quinta! Canticchiando in testa la Marsigliese superiamo uno ad uno gruppetti di francesi. Con il ritmo di 450 m di dislivello all’ora in due orette siamo alla schiena d’asino. Mentre sorseggiamo del the caldo e sgranocchiamo qualche barretta energetica, gongolandoci del fatto che siamo in testa a tutti, scopriamo che qualche gruppo partito dal rifugio Chabod ci è davanti. Feriti nell’orgoglio, ripartiamo subito cercando invano di recuperarli. C’è infatti un tratto ripido e un po’ ghiacciato, impossibile superare il “freno a mano” che abbiamo davanti… dovremo accontentarci di un onesto secondo posto!🙂 Arriviamo così al deposito sci dove, mentre ci riposiamo un po’, spelliamo gli sci e ci ramponiamo. Ripartiamo così per l’ultimo breve tratto su cresta rocciosa. Solo un passaggio un po’ esposto ci consiglia di piazzare una corda fissa. Siamo così in vetta: foto di rito con la madonnina e poi, appena c’è uno spazio libero sulla cresta, ci rimettiamo in cammino per rientrare al deposito sci, evitando la ressa in cresta che da lì a poco si sarebbe creata. Poco prima del deposito sci, troviamo un terrazzino naturale riparato dal vento (che invece imperversava alla forcella dove abbiamo lasciato gli sci), dove aspettiamo almeno un’ora che tutti quelli del nostro gruppo raggiungano la cima. Quando ormai stavamo per diventare parte integrante delle rocce sommitali, da quanto eravamo intirizziti, riceviamo il permesso di incominciare a prepararci alla discesa con gli sci. Forse questa lunga attesa ci ha regalato una discesa splendida, su neve dura al punto giusto. Solo nell’ultima parte prima del rifugio (e poi dal rifugio verso valle) troviamo neve ormai marcia. Riposino al rifugio e poi giù ancora per un po’ con gli sci, poi di nuovo a piedi… ma la sfida non è finita e così ci ritroviamo a correre a rotta di collo giù per le scorciatoie, sbattendo contro le rocce le code degli sci appesi allo zaino… purtroppo, per un errore di strategia, Marco batterà il team “Frecce d’Argento”! Arrivati alle auto io, Carlo e Lele ci facciamo un bagnetto corroborante nel torrente. Gelato e Lemonsoda, condito da qualche barzelletta, concludono degnamente questa splendida due giorni e purtroppo anche il corso. E’ stato davvero entusiasmante e istruttivo. Grazie davvero a tutti gli istruttori e agli allievi!

Dati relativi al secondo giorno: quasi 12 km per 1300 m di dislivello positivo accumulato, velocità massima 33 km/h (questa volta non c’erano lunghi pianori dove lanciarsi a tutta birra!)

Ecco le mie foto:

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