Galenstock (e due)

Qui le foto di Diego. Qui la relazione di Edoardo (capogita).

Questa volta senza sci, con la gita sociale del CAI Varese, gruppo escursionistico. E’ il compleanno della mia Anto e le ho promesso (ci teneva tanto) di portarla in cima, per fare la nostra prima gita alpinistica insieme. L’ho promesso anche a Edoardo (capogita) per aiutarlo nella gestione della gita… le previsioni meteo non sono affatto rassicuranti e infatti appena scesi dal pullman, alle 7:30, al Belvedere (Furka), siamo accolti dalla pioggia (a dire il vero già in autostrada abbiamo preso degli scrosci). Purtroppo in questi casi ancora mi faccio prendere dal pessimismo: fosse per me, batterei in ritirata. E invece no, si prosegue… ci leghiamo, io guido la cordata composta da Antonella e Diego. La prima ora è sul ghiacciaio del Rodano, quasi pianeggiante. Divertente per i numerosissimi salti di crepaccio, soprattutto per la piccola Anto🙂

Ci sono due gitanti che hanno problemi ai ramponi e quindi il gruppo si sfilaccia un po’. Cala la nebbia e ci teniamo in contatto con le radio, fino a che non ci ricompattiamo tutti. Si riparte, si deve saltare un crepo, una signora scivola e quasi ci piomba dentro. Franco le tende una mano, altri tirano la corda e la signora è fuori (tutto documentato dal sottoscritto con la telecamera del CAI🙂 .

Finalmente si svolta sul ghiacciaio Galengletscher e la pendenza aumenta, molto. Infatti contrariamente a quanto fatto con gli sci, 3 settimane fa, saliamo dritti a fianco di una cascata, su un pendio innevato parecchio ripido. Sono davanti insieme alla cordata di Francesco, Anto e Diego sembrano tranquilli. Poi di nuovo in piano per rifiatare un po’. Ogni volta che devo cercare qualcosa nello zaino mi si riapre la ferita al dito della mano che ho tagliato ieri con una bottiglia di olio rottasi in auto. Ho disseminato il mio sangue per tutto il ghiacciaio! Ripartiamo ragionando sul da farsi: saliamo dalle roccette del canale fatto durante la salita scialpinistica del 17 Giugno o saliamo dal pendio ripido nevoso fatto durante la discesa della stessa gita? Alla fine optiamo per la seconda opzione. Per un po’ batte la traccia Edo, poi mi chiede il cambio. E’ faticoso perchè bisogna dare almeno due colpi col piede prima che si formi un bel gradino… in alcuni tratti salgo a zig zag, ma quando la pendenza si impenna preferisco salire frontalmente, in verticale. Qualcuno si lamenta, certo è più faticoso salire così, ma più veloce e soprattutto più sicuro su pendenze accentuate. Questo pendio è parecchio lungo e finito quello ci aspetta un canalino ancora più ripido (e pensare che ci sono sceso con gli sci, pazzesco!). Finalmente spiana, siamo sull’ampia sella che porta in cresta. Edoardo e Fabio iniziano a guardare nervosamente l’orologio, certo non è presto. Sono un po’ stanchi, non si vede niente, sono già stati in cima 3 settimane fa, col bel tempo… chi glielo fa fare di proseguire? Li capisco, ma mi spiacerebbe non arrivare in cima, soprattutto perchè l’Anto ci teneva, così come molti altri del gruppo. Io inizio timidamente a proporre di dividerci, poi incalza qualcun altro, il colpo finale lo assesta il mitico Gianni… detto fatto, ripartiamo a salire, mentre altri iniziano la discesa. In mezz’ora siamo in cima, sono le 14, da programma è l’orario limite per la vetta. Non si vede niente, ma siamo contenti ugualmente. In queste condizioni non era scontato raggiungere la cima. Una stretta di mano e via, di nuovo giù. Io e Anto accogliamo nella nostra cordata, a metà della cresta finale, Paolo, che non se l’è sentita di affrontare l’ultimo, esposto, tratto finale di cresta. Diego invece si era staccato dalla nostra cordata quando ci siamo divisi dal gruppo di Edoardo e Fabio.

A tratti le nuvole si diradano e mostrano i pendii sostenuti su cui siamo saliti… alcuni sperano che torni la nebbia fitta, così da non soffrire per l’esposizione.🙂

Via radio Edo ci consiglia di scendere dal pendio nevoso fatto in salita, perchè loro stanno scendendo dalle roccette con qualche difficoltà. La nostra prima cordata, però, segue la traccia sbagliata e ci ritroviamo anche noi sulle roccette. Secondo me è andata meglio così: più sicuro e rilassante, oltre che più divertente, perchè diverso dall’andata: in pratica abbiamo fatto il percorso inverso rispetto alla scialpinistica. Poi di nuovo sul ghiacciaio, picca a mo’ di corpo morto, corda fissa e via tutti assicurati con una machard preparato dal sottoscritto… Io scendo per ultimo, senza corda fissa, breve mia scivolata (senza possibili gravi conseguenze), Anto cerca di trattenermi ma vola anche lei… ci “para” Gianni, che da lì a pochi minuti si rivelerà nuovamente fondamentale. Infatti ad un certo punto Anto si accorge di avere un solo rampone! Risaliamo per un po’, ma niente… io desisto, chissà dov’è, magari è nascosto dalle neve… Gianni invece prosegue ancora un po’ e lo ritrova! E’ proprio un grande, devo imparare da lui ad essere più deciso e positivo, mannaggia! Contenti per il ritrovamento scendiamo veloci. Ripercorriamo con attenzione il pendio ripido della cascata e poi giù a rotta di collo sul ghiacciaio, tra un salto e l’altro dei numerosi crepacci… eravamo ultimi, arriviamo alla fine del ghiacciaio per primi. Anto mi porta a visitare la grotta nel ghiacciaio che la scorsa volta non avevo visto… Va beh, andava vista prima o poi. Arriviamo al bus, ci cambiamo e, mentre diamo due morsi ad un panino, ci intratteniamo con delle simpatiche marmotte semi addomesticate.

Il viaggio di rientro è allietato, come al solito, ma forse questa volta anche più del solito, da svariati dolci, vini, liquori ed altro ancora… è il compleanno di Anto quindi abbiamo portato salatini (fatti da noi) e una torta con marmellata di prugne fatta in casa (anche le prugne sono di produzione propria).

Concludendo: sebbene non ami ripetere le gite, soprattutto in un breve lasso di tempo, questa volta mi sono divertito comunque, sia perchè in bella compagnia, sia perchè in queste condizioni si è rivelata diversa e più impegnativa rispetto alla precedente salita con gli sci.

Posso quindi essere certo che la mia Anto mi seguirà nelle prossime gite alpinistiche: è proprio forte e coraggiosa! BRAVA!

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