Periplo del Pizzo Formico

roccolo

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Qui le mie foto.

Bel giro guidati dall’amico Franco del CAI Legnano. Le valli bergamasche sono da noi ingiustamente snobbate (la scusa è che l’avvicinamento in auto è un po’ lungo e a rischio code): ieri ce la siamo cavata in 1h30 sia all’andata che al ritorno… direi che si possono prendere invece benissimo in considerazione per altre gite (in mtb e con gli sci).

Il giro in questione è abbastanza impegnativo fisicamente (diciamo che le salite non mancano), tecnicamente invece non ha grosse difficoltà (a meno di non seguire Enzo che apriva sentieri tagliando i tornanti in discesa!).

Diciamolo, senza Antonella mi sono potuto sfogare stando sempre tra i primi (ogni tanto ci vuole), tant’è che già alla partenza Franco, il capogita, mi ha consegnato una radio in qualità di apripista…

Siamo partiti nei pressi di Ponte Nossa, dopo una sosta in una pasticceria (avevamo qualche decina di minuti di anticipo, dovevamo fare qualcosa, no?!). Tutti pronti, via! Lungo la ciclabile un primo piccolo inconveniente al cambio di Camilla. Ormai mi basta l’imposizione delle mani… e il cambio torna a funzionare!🙂

Lasciata la ciclabile iniziamo la salita, tutta su asfalto fino al rifugio Farno (lunga sosta per far ricompattare il gruppo). Da lì prendiamo un bel selciato che ci porta nei pressi di un roccolo gigantesco (struttura costruita con alberi e piante i cui rami vengono intrecciati per creare gallerie in cui tendono a fermarsi uccelli a cui sparano cacciatori nascosti in casotti mimetizzati). Il proprietario non ci permette una visita al suo interno… d’altronde da uno che si diverte a disintegrare volatili a distanza ravvicinata non ci potevamo aspettare una simpatia esagerata!). Riprendiamo a pedalare lungo un bel single track, impegnativo da pedalare. Fatico a stare dietro alla 29″ di Enzo, che effettivamente supera i gradoni in salita senza batter ciglio. Riprendiamo poi una mulattiera che costeggia il Pizzo Formico. Ci ricompattiamo nei pressi del centro fondo e poi su, al rifugio Parafulmini (questa salita era facoltativa). Lunga sosta al rifugio per permettere ai più affamati di gustarsi chi i pizzoccheri chi altre prelibatezze… io mi ero portato un panino, quindi evito di appesantirmi ulteriormente. Fa freddo, ci mettiamo tutto quello che abbiamo negli zaini (c’è chi ha molto, chi niente). Riprendiamo a pedalare lungo un bel sentiero, passando da una lapide che ricorda la morte di un biker colpito da un fulmine qualche anno fa… il nome del rifugio quindi non è affatto casuale. Breve tratto a spinta (si passa su gradoni di roccia impossibili da pedalare) e poi giù su un sentiero di merda: attenzione, il sentiero era bello e divertente, ma era letteralmente di merda perchè cosparso di cacca di vacca! Ogni tanto ci fermiamo per sfotterci a vicenda: “ah, tu hai uno schizzo sui pantaloni bianchi!”, “ah, tu ce l’hai sugli occhiali!”…

Poi giù su una mulattiera veloce (io, Enzo e qualcun altro ogni tanto tagliamo lungo sentierini più o meno visibili). Arrivati nel fondo valle riprendiamo la ciclabile nei pressi di Clusone per tornare fino alla macchina.

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