1 Giugno 2014: Stralhorn (4190 m)

di ritorno dalla vetta

di ritorno dalla vetta

Qui le mie foto. Qui quelle di Silvio.

Siamo partiti con l’idea di fermarci due notti al rifugio Britannia, ma le previsioni meteo e l’affollamento previsto per il locale invernale del rifugio per la seconda notte, ci hanno convinti a tornare a valle con un giorno di anticipo, soddisfatti della conquista dello Stralhorn. Il rifugio infatti chiudeva proprio l’1 Giugno, per cui la seconda notte l’avremmo dovuta passare nel locale invernale ed infatti c’eravamo portati sulle spalle tutto l’occorrente per cenare e fare colazione. Purtroppo però arrivati lì abbiamo scoperto che non saremmo stati soli, anzi, erano previste circa 30 persone, in un locale da 12 posti letto… in più il meteo si sarebbe guastato… per cui, a malincuore, abbiamo preferito scendere e rinviare la salita all’Alphubel per un’altra volta, magari dall’altro versante.

Al sabato siamo partiti alle 12:45 dalla farmacia dove lavora Antonella e alle 13:20 eravamo a Vergiate per caricare Daniela e Silvio. In 5 sulla 16 di Elio ci si sta, a patto di mettere qualche bagaglio tra le gambe: direi comunque che vale la pena compattarsi visto il costo del viaggio e del parcheggio.

Alle 15:50 siamo a Sass Fee, 10 minuti per prepararci e mezz’ora (tirati) per arrivare alla stazione di partenza della funivia. Alle 16:30 obliteriamo il biglietto, mentre tutti gli altri scialpinisti sono già in cabina… i soliti italiani ritardatari!

Arrivati in cima, contenti per aver risparmiato 1200 m di salita se avessimo perso la funivia, ci tocca percorrere il lungo traverso che porta alla capanna. Lo zaino con cibo per due giorni, corda e attrezzatura da ghiacciaio pesa davvero tanto.

Alle 19 ceniamo: rimarrà alla storia la cazziata che mi sono preso da Carolin (la rifugista) per aver preso due fette di pane (“eins fetten!”).

Poi nanna, disturbata dalla sveglia di un orologio la cui proprietaria non sapeva spegnere…

Alle 4:15 la stessa Carolin ci bussa alla porta per la sveglia sussurrandoci parole incomprensibili. Colazione, preparativi e alle 5:15 siamo fuori dal rifugio, sci ai piedi, pronti a scendere un centinaio di metri sul ghiacciaio Hohlaubgletscher… Antonella per sicurezza indossa i ramponi per questo primo tratto in discesa in traverso, ma col senno di poi avrebbe potuto benissimo farlo con gli sci. Molti scendono senza pelli, più veloci, ma poi si fermano a ripellare, mentre noi siamo già in assetto da salita. Fa freddo ed io e Silvio superiamo un po’ di gruppetti e ci mettiamo in testa risalendo lentamente il lungo ghiacciaio Allalingletscher. Ad un certo punto superiamo una tendina e poco dopo mi fermo ad aspettare Antonella. Silvio mangia qualcosa insieme a me, poi giustamente riparte per non raffreddarsi troppo. Io invece aspetto e mi congelo per bene. Finalmente arriva Antonella e possiamo ripartire insieme. Per fortuna il pendio si fa più ripido, così guadagnamo un po’ di quota. Arrivati in cima a questo pendio, seraccato, finalmente scorgiamo la vetta e le altre cime (dal Rosa al Cervino).

Il pendio finale è dolce: Antonella lascia gli sci sotto all’ultima rampetta più ripida che porta sulla cresta sommitale, facile ma esposta. Io e lei indossiamo i ramponi, anche se se ne poteva fare benissimo a meno, ma seguiamo i consigli degli altri nostri amici di ritorno dalla vetta, loro senza ramponi. Scatto una foto ad Anto con la croce di vetta, poi torniamo agli sci.

Ed ora la discesa, su neve bella anche se un po’ martoriata dai numerosi passaggi. Basta però cercarsi qualche angolino ancora vergine, stando attenti a non incrociare qualche crepaccio. La parte meno ripida è invece su crosta infida, poi finalmente di nuovo bella. La risalita al rifugio è la botta finale, ma ci attende il pranzo (al sacco) così stringiamo i denti e arriviamo a destinazione. Mangiamo quello che ci eravamo portati per la cena e poi riprendiamo il cammino per tornare alle auto, stanchi ma felici.

L’anno prossimo vorrei tornarci per fare il Rimpfischhorn, il quale ha un tratto alpinistico finale abbastanza lungo e non banale. Ma per questa volta è andata bene così, era il primo 4000 con gli sci per Antonella, meglio non strafare.

Lo Stralhorn è classificato BSA, a mio parere nelle condizioni attuali è anche sottogradabile a MSA. Pendii ampi e dolci, pochi crepacci e seracchi, parte alpinistica brevissima e facile… panorama e sciata da 10 e lode però!

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