Vacanze 2014: una settimana di sport a Finale Ligure

Pedalando a Finalborgo

Pedalando a Finalborgo

Quest’anno le vacanze estive le faccio anticipatamente a Giugno… scelta forzata dalla chiusura della farmacia dove lavora Antonella. L’idea iniziale era di fare un trekking di 7 giorni nelle Alpi Giulie, da rifugio a rifugio, sulla falsa riga dello scorso anno, quando abbiamo fatto il giro delle bocchette nelle Dolomiti di Brenta. Purtroppo però abbiamo dovuto cambiare programma per l’abbondante innevamento persistente in zona. Sarà per un’altra volta… Pensiamo allora di andare in Austria, ma anche lì in alto ci sarà ancora tanta neve e così decidiamo di stare bassi e fare 10 giorni in bici lungo la ciclabile dei fiumi Inn e Danubio, per arrivare a Vienna. Sembrava fatta, ma poi leggendo meglio le descrizioni ho iniziato ad avere qualche dubbio sulla bellezza dell’itinerario (più pensato per famiglie con bambini che per una coppietta abbastanza sportiva). Insomma, di fare 10 giorni a pedalare in pianura su asfalto non avevo tanta voglia ed inoltre non era detto che Antonella (o meglio il suo fondoschiena) avrebbe retto così tanti giorni consecutivi in sella. L’ideale sarebbe stato avere più giorni per prendersi delle pause ogni tanto, 10 giorni erano proprio tirati… Il noleggio del tandem poi non è poi così tanto economico e la logistica comunque non così banale… va beh, abbiamo sempre l’opzione Finale, la casa è tra l’altro insolitamente libera (i suoi genitori hanno ritardato la “transumanza”), quindi perché non approfittarne per fare finalmente quello che a Finale Ligure ha davvero senso: sport in montagna!🙂

E così, fatti passare i 2 giorni di maltempo previsti, caricata la Mito all’inverosimile, raggiungiamo la casetta a Bardino (SV), paesino abbarbicato tra Finale e il colle del Melogno.

Il primo giorno lo dedichiamo all’esplorazione dei dintorni in mtb. Saliamo al Colle del Melogno e scendiamo a Magliolo, lungo un bel sentiero a tratti tecnico. Durante la lunga salita su asfalto ci superano parecchi “shuttle” che portano in cima ciclisti più inclini alla discesa che alla salita. Il territorio offre tanto e giustamente alcuni ne stanno approfittando organizzando servizi del genere. L’importante è non esagerare, secondo me: se scendono da sentieri aperti ad hoc, manutenuti da loro, ecc… non fanno male a nessuno. Non saranno due cespugli in meno ad arrecare danno alla natura, ovvio che se si inizia a disboscare mezzo versante per fare un bike park allora le cose cambiano. Detto questo però a me non piace “barare” evitando la fatica della salita, che per me fa comunque parte della bellezza di un giro in mtb.

al Colle del Melogno

al Colle del Melogno

Qui le foto del primo giorno.

Il secondo giorno, muniti della bella guida di arrampicata nel finalese di Thomas, andiamo alla scoperta di una falesietta, la più facile di tutte quelle in zona, sopra Borgio Verezzi. Si chiama Cava di Rio Fine, perché è stata ricavata sulla parete di una vecchia cava: la roccia infatti è particolare, bella. Le vie sono corte e generalmente facili, infatti è una falesia adatta anche a principianti e a bambini. Le facciamo tutte tranne 3 vie di VI, troppo dure per il nostro attuale allenamento arrampicatorio, visto che presentavano tutte un tetto strapiombante alla partenza.

si scava in cava

si scala in cava

Qui le foto del secondo giorno.

Il terzo giorno ho portato Antonella lungo il percorso dei ponti romani, in mtb. L’avevo già pedalato 7 anni fa, al mio primo anno nel CAI. E’ un giro classico, non poteva mancare nel palmares di Antonella. E’ un giro prettamente XC, con tanti sali-scendi, sentieri nervosetti, ma discese quasi mai estreme. Si passa sopra a ben 5 ponti romani (alcuni perfettamente mantenuti, altri meno) per poi arrivare sull’altopiano delle Manie, dove volendo si può spaziare in lungo ed in largo, ma il meteo è un po’ instabile così decidiamo di non perdere tempo e seguire la traccia, per lo meno fino al giro di boa. Dopo infatti lasciamo la traccia, che ci avrebbe riportati a percorrere lo stesso sentiero dell’andata, per imboccare un altro bel single-track più divertente e suggestivo (siamo passati dal sentiero dei Ciappi). Bello anche il sentiero che abbiamo seguito da fuori casa fino a Borgio Verezzi: fa parte del percorso di una gara locale, la discesa è a tratti tostarella.

Ponti Romani

Ponti Romani

Qui le foto del terzo giorno.

Il quarto giorno vinciamo la “timidezza” e proviamo la nostra prima via lunga come cordata autonoma. Antonella è ormai bravina ad arrampicare, io mi sento abbastanza sicuro da primo e le manovre fondamentali con la corda sono ormai chiare ad entrambi. Sfogliando la guida scovo la via Simonetta, alla Rocca di Perti, settore settentrionale. A dire il vero l’avevo già addocchiata anni prima, quando avevo iniziato a pensare di fare una puntatina nel finalese per arrampicare. E’ infatti una delle vie più facili della zona, una superclassica, aperta negli anni 70. La roccia è buona, forse a tratti leggermente unta per i numerosi passaggi (anche se quando l’abbiamo fatta noi eravamo gli unici in parete, a parte altri 5 o 6 su altri settori!). E’ protetta con resinati vecchiotti, qualche chiodo e qualche piastrina malmessa. Integrabile con cordini e nut/friend: io ho aggiunto solo due o tre volte qualche cordino in clessidra o su albero. La via taglia alcune altre vie più moderne, quindi bisogna stare attenti a non sbagliare via, ma la cosa è semplificata dal fatto che le vie moderne hanno resinati belli lucenti, la via Simonetta ha resinati ormai anneriti dal tempo… Inoltre le vie moderne sono tutte più difficili, quindi basta stare sul facile che si è sicuri di seguire la via giusta. La nostra guida suddivide la via in 8 tiri, altre relazioni in 6 tiri. Effettivamente di vera arrampicata sono 6 tiri, ma è giusto descrivere minuziosamente anche i tratti collegamento da un tiro all’altro. Nel tratto di collegamento tra il primo e il secondo tiro, mentre recuperavo Antonella, mi sono accorto di avere compagnia… su un cespuglio c’era arrotolato un serpente! Inizio ad urlare ad Antonella, con il duplice intento di avvisare Antonella e di spaventare il serpente. Una volta che Antonella mi raggiunge iniziamo a battere le mani per fare scappare il serpente (che non escludo fosse una vipera). Riusciamo nell’intento, ma purtroppo scappa proprio lungo la via che avrei dovuto seguire. Così, abbastanza timoroso, riprendo a scalare, stando sulla placca e non nella fessura (più facile), dove si è infilato il rettile. Passeremo tutto il resto dell’arrampicata a batter mani per spaventare eventuali altri serpenti (probabilmente altri rocciatori avrebbero potuto pensare che ci stavamo facendo i complimenti l’un l’altra!). Seguiamo la via classica, evitando quindi le varianti più difficilotte. Appena arrivo all’ultima sosta, mi libero di quelle trappole che avevo ai piedi: le nuove scarpette infatti a lungo andare mi stavano dando parecchio fastidio ai piedi, ma direi che è normale. Hanno però un grip fantastico e un’ottima fasciatura del piede (e ci credo, sono 2 o 3 numeri in meno del mio piede!). Dall’uscita della nostra via si vede la cima della rocca di Perti, caratterizzata da una croce bianca. Non la raggiungiamo perché ci siamo già stati due anni fa e preferiamo tornare alla macchina possibilmente asciutti (si stavano nel frattempo avvicinando nuvoloni neri poco rassicuranti) per poi andare in spiaggia (nel caso i nuvoloni fossero rimasti solo nell’entroterra).

calcare a buchetti

calcare a buchetti

Qui le foto del quarto giorno.

Il quinto giorno siamo stati raggiunti da Marco e Gaia con i quali decidiamo di andare nuovamente ad arrampicare, questa volta su una scenografica falesia a picco sul mare. Scegliamo il settore più facile (forse anche troppo), perchè Gaia è alla sua prima prova, quindi meglio non portarla su vie troppo impegnative. Andiamo quindi nella falesia Easy-Dalle, in zona Noli. La roccia è buona, il panorama molto bello. Per fortuna non c’è troppo sole, altrimenti ci saremmo abbrustoliti nel giro di poco tempo: così invece riusciamo ad arrampicare tutta la mattina; contrariamente al solito non ci siamo alternati, ma abbiamo fatto fare prima tutte le vie ad Antonella e poi a me. L’altra cordata (Marco e Gaia), invece si alternavano più frequentemente. Abbiamo fatte tutte le vie, tranne la più tosta (6a). Nel pomeriggio bagnetto al mare, nella spiaggia adiacente. Suggestiva per la presenza di una grotta…

Roccia e mare

Roccia e mare

Qui le foto del quinto giorno.

Il sesto giorno ci siamo rilassati un po’, interrompendo l’alternanza roccia/mtb. Non siamo stati fermi però: abbiamo percorso il sentiero natura che collega ad anello Borgio con Verezzi, passando dal mulino fenicio, ecc… Bel giretto, ma rispetto alle altre attività meno divertente.

Il settimo e ultimo giorno siamo stati di nuovo al colle del Melogno per provare la discesa che dal ristorante Din scende a Calice, passando dalla chiesa della Madonna della Guardia. Meteo incerto (ha fatto anche qualche goccia di pioggia), nebbia… per fortuna è arrivato all’ultimo giorno!

single track verso Calice

single track verso Calice

Qui le foto del settimo giorno.

Alle 17 siamo in viaggio verso casa, soddisfatti di questa settimana sportiva nel Ponente ligure. Contiamo di tornarci ad Agosto per un weekend mordi e fuggi in moto (per fare mare) e in autunno per arrampicare/pedalare.

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